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Pane&Cipolle

Alla base di un buon piatto c'è la Creatività
Spesso associamo la creatività a discipline artistiche (come scultura, fotografia, grafica. Ma dimentichiamo che la creatività spesso è un concetto importantissimo anche in cucina.
Un buon piatto, delle volte, perde di valore e di gusto se presentato male,  con gli abbinamenti sbagliati.
La cucina è una vera e propria arte che non può esser confinata all’ atto di eseguire fedelmente una ricetta. Senza la vena creativa, l’arte di fatto si svuota lasciando il posto all’imitazione e ad un esecuzione puramente tecnica.
  L’arte di cucinare non consiste nello scopiazzare alla lettera le ricette di altre persone, quanto piuttosto nell’imparare delle tecniche e nell’immaginare abbinamenti tra ingredienti. Anche quando abbiamo una ricetta come riferimento, bisogna cercare di renderla personale, aggiungendo o togliendo sempre qualcosa.
 Anche quando si ha sottomano una ricetta, occorre in qualche modo personalizzarla con l’aggiunta o l’eliminazione di qualche ingrediente o anche variando la proporzione tra questi.
  Un vero cuoco sa giocare con gli ingredienti a disposizione, tanto che è capace di proporre uno stesso piatto in mille modi diversi. Un vero cuoco sa creare un buon piatto anche solo con dei poveri ingredienti che ha a disposizione, anche solo con pane&cipolla.


…e allora sentiamo cosa prepari tu di buono e quali ingredienti prediligi; che sia una ricetta povera una ricetta ricca, sentiamo il cuore cosa comanda!
RICETTE - SUGGERIMENTI...

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Sei un tipo dolce o salato?

Per gli appassionati del gusto, per gli amanti della tavola, per chi non è mai sazio del più grande piacere della vita!!!

 

Ce n'è per tutti i gusti anche in tavola!!!

In ambito culinario, non solo abbiamo delle piccole preferenze, ma anche delle tendenze pronunciate. Tra la cassata siciliana e i bucatini con le sarde, certi hanno già scelto! Allora, tu preferisci il dolce o piuttosto il salato?

A meno che non ti piaccia mischiare?

Esiste una connessione tra la personalità e la scelta di determinati alimenti? A quanto pare sì.
Alcuni ricercatori hanno verificato le differenze tra persone con propensione al dolce e persone con propensione al salato, conducendo una analisi, conclusero che l’orientamento verso il gusto dolce oppure salato era associato a tratti di personalità ed a stili di vita abbastanza differenti.

Sei un tipo dolce?
Chi propende per il dolce mostra più frequentemente codici di tipo femminile, improntati all’affiliazione, alla dipendenza, alla ricerca di un contesto caldo e protettivo, con una certa tendenza all’introversione, al ripiegamento su di sé, alla ricerca di rapporti consolatori. In questi soggetti l’alimentazione è maggiormente caricata di valenze emozionali e l’edonismo orale è costituito da sensazioni intense, ma tranquille, calde, avvolgenti, spesso con una connotazione di trasgressione e regressione infantile.

Sei un tipo salato?
Le persone che preferiscono il salato sono prevalentemente caratterizzate da una maggiore energia, un dinamismo più accentuato, sono più estroverse e hanno maggiore intraprendenza. Sembrano avere un atteggiamento più razionale funzionale con l’alimentazione e ricercano un edonismo orale centrato sull’apporto di stimolazioni forti, pungenti, decise, vivaci; sembrano inoltre esibire uno stile razionale i cui tratti salienti sono costituiti da decisione, sicurezza di sé, autonomia, franchezza talvolta brusca.

 

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Italiani in fuga dalla disoccupazione: braccia e cervelli cercano lavoro all’estero
Nel 2012 si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero in 68mila, in aumento rispetto ai 50mila del 2011. Tanti rimangono in Europa, meta preferita la Germania davanti a Svizzera, Regno Unito e Francia.
Un popolo di emigranti lo siamo sempre stati. Ma negli ultimi anni di crisi i flussi in uscita sono tornati ad aumentare. Secondo l’Istat gli italiani che nel 2012 si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero sono stati 68mila, in aumento rispetto ai 50mila del 2011 e ai 40mila del 2010. Dati che danno l’idea di un fenomeno in crescita, ma sottostimano il numero dei nostri connazionali che sono effettivamente emigrati: chi se ne va non sempre cancella il proprio nome dai registri pubblici o magari lo fa dopo qualche anno, quando ormai è certo che indietro non torna più.


Cervelli in fuga è stato definito questo fenomeno. A partire sono soprattutto i giovani, nel pieno dell’età lavorativa di età media 34 anni. In patria si fatica a trovare un posto all’altezza della propria formazione e delle proprie ambizioni così i giovani preferiscono sfornare pizze in un ristorante di Londra, a preparare mojito in un bar di Berlino o a fare il commesso in un negozio sugli Champs-Élysées, piuttosco che fare qui un lavoro inadeguato.

 

Dovremmo dunque chiederci: Questo paese ci sta stretto?